venerdì 8 aprile 2011
Un epitaffio per questa modernità
Gli dèi greci, gli olimpici, erano dèi giovani: prima di loro, i titani. Esiodo ci parla delle età del mondo, lasciando intendere di trovarsi nell'ultima propaggine di un mondo già vecchio. Come se il massimo dello splendore fosse già da relegarsi al passato.
I medievali dicevano "mundus senescit". Quando Bernardo di Chartres (Bernardus Carnotensis) scriveva "siamo come nani sulle spalle di giganti", pensava analogamente alla grandezza del passato. A me tornano ancora una volta in mente i titani.
Il mito del progresso è una cosa tutta moderna. Il mito della velocità.
Ma non è affatto un concetto scontato. E non è detto che non ci si trovi di nuovo a passare dal via.
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